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Li fantasmi e lŽimprosaturi

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Anche in quel clemente autunno non si era mai smesso di pensare all'interminabile inverno che da li a poco avebbre chiuso il mondo intorno a Monte Pecoraro e al suo circondario. un
La storia che vi appresso a raccontare non fa parte dell'immaginario collettivo o della fantasia popolare e per questo preparatevi a leggerla con la consapevolezza che molti degli avvenimenti descritti sono realmente accaduti.

Siamo a Fabrizia,piccolo centro delle Serre Vibonesi, alle spalle del suddetto rilievo,nell'anno di Nostro Signore 1931.
L' ungo il corso dell' Allaro fiancheggiano piccoli e modesti caseggiati dove vivono assieme galline, maiali e uomini.
Uomini si uomini strani quelli di questi sobborghi dimenticati dal mondo.
Gente dedita al lavoro dei campi, sempre in lotta tra di loro per piccole cose, per sfuggire alla monotonia di una vita fatta di stenti, mancanze e patimentidi ogni genere.
All' alba sono già svegli da ore, ed al tramonto stanno già dormendo logorati da un' intensa giornata di fatica.
L' intero delle case assomiglia ai proprietari, umile e privo di qualsiasi ornamento che non sia più che indispensabile,
tutto sembra uguale in quelle quattro pareti e la povertà è la condizione primaria che li lega alla stessa struttura.
L' unica cosa che non li accomunerà mai è il soprannome della loro famiglia.
La storia comincia qui.
In una di queste famiglie, in una di queste case arroccate alla Cavalera, con un nomignolo che dice tutto e non dice
niente," l' improsaturi".
In dialetto locale " lu mprosaturi"è chi rifila della roba, vende o scambia qualcosa di non buono per adoperarsi ad un
affare conveniente solo a lui.
Per quale motivo questa famiglia aveva una simile ingiuria è una incognita, visto che per la loro particolare condizione economica, " l' improsati", sembravano solo loro.
Chissà, forse un loro antenato era dedito ad imbrogliare come " mestiere"e daqui il nomignolo che lo rionosceva.
Il nucleo familiare era così composto : il capofamiglia,micuzzu,uomo irreprensibile,saggio e lavoratore.
Unico neo: si ubriacava.
La moglie, lisabetta,donna dai facili costumi, brava a casa e a letto, soprattutto con gli amici che il il fedele al vino Micuzzu gli portava a casa dopo la quotidiana sbornia.
E i figli , cinque tre femmine e due maschi,che non assomigliavano ne al padre ne alla madre.
La famiglia di micuzzu lu mprosaturirisiedeva vicinoal maestoso palazzo della cavalera che, con il suo imponente prestigio,assicurava tutto il circondario.
E di questo micuzzu andava fiero.
La sua poteva essere una condizione da privilegiato.
Un giorno era riuscito perfino a salutare una Signora che abitava nel castello.
Ma nessun lo aveva creduto perchè era sera.
Edisera micuzzu si ubriacava...
Ma entriamo a casa "mprosaturi" e conosciamo meglio questa famiglia perchè la nostra storia è intrecciata inscindibilmente a loro.
dalla pagina 14
Fabrizia era usanza comune chiamare tutti......cummari o cumpare.
<<A cummari lisabetta, ncè permesso?>>
<<Trasiticummari maria>> <<cuamu mai a matinata passati di cà?>>
<<Nonè chi vi rivigghiai no?>>, rispose la donna.
<<A cummari maria e cà cu dorma mai!>>
<<Dicitimi!>>
<<No sapistuvu nenti?>>
<<E di chi, a cummari mia,ndaiu cuasi chi vidiri,fussu tutti mu si facianu li cazzi sua cuamu mi li fazzu io>>
In questo paese dicevano tutti così,eppure non c' era una persona che non s' immischiava delle faccende altrui.
<<E compari micuzzu cuamu stacia?>>
Senza aspettare la risposta, come da prassi a Fabrizia, continuò,<<Cà, pigghiativi trì ova, sbattitincilli ca sù frischi>>
<<A cummari maria mia, sempi chi vi scuammudati>>
<<Vannu pi l' anima di patriuma e mama>>
<<si,si, lu Signuri mu vi l' accetta>> ecc. ecc.


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