Tradizione particolarmente interessante e che desta molta curiosità è quella di “li cuzzupi di li ziti” (biscotti dei fidanzati) o “ cuzzupi di Pasqua”. Anche questo rito, come qualcuno dei precedenti, deriva da credenze pagane; “la cuzzupa” è un dolce tipico che viene preparato in occasione delle feste pasquali. Il dolce, ancor oggi fatto in casa, nella tradizione contadina, veniva preparato dalla madre “ di lu zitu” (il fidanzato), aveva di solito la forma di due cuori intrecciati e veniva donato alla “zita” (fidanzata), quale gesto d’amore e fedeltà; a volte ciò avveniva come richiesta di fidanzamento ed il restituirne una parte allo spasimante voleva significare l’aver accettato la proposta. Oggi il gesto della “cuzzupa” si effettua molto di rado ed è una delle tradizioni che purtroppo si sta perdendo, rimane in ogni modo vivo e ricco di significati, che le generazioni cosiddette moderne non hanno saputo comprendere e apprezzare come semplice messaggio d’amore.
Legato ad un insolita credenza, è il rito “di lu majiu” (il “Maggio”): consiste nel porre all’esterno delle porte d' ingresso delle case, un ramoscello di faggio fiorito. Tale gesto si compie ogni anno puntualmente il 1° maggio ed è di buon augurio per l’avvento della bella stagione che nelle nostre montagne arriva proprio in questo periodo. La stranezza di tale rito è dovuta al fatto di credere che se non si pone il ramoscello di faggio alla porta non “arviscia”, cioè non si vedrà l’alba del giorno successivo.
Un altro caratteristico rito è quello della “strhina” (la strenna). Esso riguarda i bambini che, il giorno di Natale e di Capodanno, vanno dai parenti più anziani per ricevere in regalo dei soldi. Un tempo era in uso che la madre preparasse “lu gurzidhu” (un sacchetto di panno che si legava con del filo di lana attorno al collo), nel quale i parenti più anziani ponevano delle monete in regalo. Assai particolare è l’usanza denominata “Lu vattisimu di li tiampi”. Essa è una tradizione tipicamente contadina ma che viene perpetrata anche da chi contadino non è. La leggenda vuole che la notte dell’Epifania (la notte tra il 5 e il 6 Gennaio), a mezzanotte, ci si affacci per vedere da quale parte spira il vento; quella sarà la direzione per la maggior parte dell’anno.
Questo rito aiutava molto i contadini che, in base a “cu ci restau” (quale era la direzione del vento), avrebbero regolato i tempi della semina e degli altri lavori in campagna (non essendoci le previsioni meteorologiche). Un altro rito molto caratteristico è la “Riacita di Carnilevari”. Oggi, come un tempo, nei giorni del Carnevale, è in uso il proporre recite dialettali che spesso narrano di fatti e vicende accadute in paese. Una volta queste rappresentazioni mettevano alla berlina personaggi di spicco, spesso politici, della comunità o narravano la cronaca dei fatti salienti e pittoreschi accaduti durante l’anno (litigi, affari, corna, etc.).
Ora, soprattutto a causa della scarsa ironia, queste rappresentazioni non vengono più proposte, ci si limita a mettere in scena solo i personaggi inerenti al Carnevale.
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